Ascolto l'affanno del mio cuore che si unisce alle note esuberanti di un rock'n'roll d'autore.
Col cuore stanco premo con forza il tasto nero che mi ricatapulta nle silenzio delle mie lacrime inutili. Poi rifletto e comincio a riempire la mia faccia di schiaffi "stupida, stupida, stupida" mi dico mentre sento l'energia che riaffiora, scavando a fatica nelle mie gambe per ritornare su su fino al cuore.
Corro in camera da letto, spalanco le finestre a un raggio di sole che si sentiva escluso, apro le ante dell'armadio e scavo in quel mucchio di ricordi con le mani frementi che si fermano decise sulla ruvidezza del lino di un tailleur celeste che mi sta a pennello, attorciglio la massa dei miei capelli contorti in una treccia robusta che mi copre le spalle e finalmente son fuori, con i sandali di vernice col tacco alto che affondano nella sabbia che un vento malandrino mi butta negli occhi senza rispetto, e mi avvio sotto la passerella di legno sotto un cielo improvvisamente ingrigito, e le orecchie si riempiono della stupida voce nasale apportatrice di malauguri, spuntata poco prima dalla radio rossa, e sbuffo mentre sbatto i piedi zeppi di sabbia freneticamente sul legno crepato della passerella, mentre una goccia d'acqua mollata da una nuvola capricciosa mi picchia sul naso, avvertendomi di correre a casa, ma io me ne sbatto e proseguo imperterrita sotto gocce più agguerrite, che si divertono a inzupparmi sadicamente i piedi, le spalle del mio tailleur celeste, la mia treccia robusta, il mio volto arrossato dal fard che comincia a diluirsi in lacrime rosse che scivolano indifferenti dalle mie guance molli al mio tailleur, ma continuo a camminare, nonostante il tailleur pezzato di rosa, nonostante il mio volto rigato che ormai svela la realtà del mio incarnato spento, e come un cadavere mal truccato mi rifugio in un bar poco affollato.
mercoledì 29 ottobre 2008
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